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Notizie aggiornate al 29-Nov-2014

27 novembre 2014. In Sardegna Sotacarbo e Fondazione per lo Sviluppo sostenibile convocano il primo importante Convegno sulla CCS nel quadro del lancio del polo tecnologico del Sulcis. Tutti i materiali e i resoconti alla pagina CCS in Italia

Novembre 2014. Il Global CCS Institute pubblica il Rapporto 2014 sulla CCS ed il relativo Sommario. Si tratta di una fonte autorevole e completa di tutta l'attività mondiale, che vede per ora, come sappiamo, l'Italia presente solo con l'impianto di cattura dell'ENEL di Brindisi (> vedi il resoconto e scarica i documenti alla pagina CCS nel mondo)

11 giugno 2014.  Dal 14 al 18 luglio si terrà presso il Centro Ricerche Sotacarbo di Carbonia la seconda edizione della Sulcis Summer School sulla CCS. Il successo riscosso dall’edizione inaugurale e la partecipazione del Clean Coal Centre dell’IEA, International Energy Agency, contribuiscono ad accrescere visibilità e profilo internazionale di un’iniziativa che suscita sempre più interesse anche all’estero. Sul sito è disponibile il programma provvisorio  (> sca-rica il Programma). Verranno ammessi alla frequenza, i primi 40 candidati in possesso dei titoli richiesti, tra coloro che ne faranno richiesta attraverso il modulo presente sul sito della Scuola (> vai al sito)

2 Maggio 2014. "CO2GeoNet Workshop on the future of CO2 storage research". The workshop is directed towards identifying new research ideas that are relevant to the implementation of CO2 storage as an integral component of CCS and to new developments relevant to CCS and CCUS. The Workshop is intended to facilitate collaboration between CO2GeoNet members through exchange of ideas and individual institute approaches to emerging trends in the CCS and CCUS arenas. The outcome of the workshop will result in a public report that will be distributed to the CO2GeoNet members, EC, EERA and ECCSEL communities. The CO2GeoNet Executive Committee will use the report as a basis for developing Joint Research Activities within the Association with input from the Workshop attendees. (>scarica il programma)

30 Aprile 2014. Pubblicato dal Global CCS Institute australiano,  il Rapporto "What Happens When CO2 is Stored Underground?",  risponde alle domande più comuni spesso sollevate dal pubblico  sulla CCS e dà risposte sulla base dei numerosi dati e dei  risultati di 12 anni di ricerca presso i giacimenti di petrolio con il progetto Weyburn-Midale. Il rapporto tratta categorie di argomenti:

1. Nozioni di base. L’anidride carbonica (CO2). Cattura e stoccaggio del carbonio (CCS)

2. Cosa succede alla  CO2 nel sottosuolo?

3. Le domande più comuni sulla CCS. (> Scarica il Rapporto in pdf)

 

22-24 Aprile 2014 Stavanger, Norway: "Fourth EAGE CO2 Geological Storage Workshop Demonstrating Storage Integrity and Building Confidence in CCS".

Info sul sito www.eage.org

(> scarica il Programma e le info logistiche)

08 Luglio 2013. In concomitanza con la chiusura ufficiale della consultazione comunitaria sulla CCS, cui l'Osservatorio, i Ministeri, l'ENEL ed altri soggetti rilevanti hanno dato il proprio contributo (vai alla pagina CCS in Europa), l'IEA pubblica la sua Roadmap per la CCS: "Technology Roadmap Carbon capture and storage. 2013 edition", un documento di importanza strategica che presentiamo alla pagina CCS nel mondo.

25 Giugno 2013. Grande discorso sui cambiamenti climatici e sull'energia del Presidente americano Obama, che, facendo leva sulla importante riduzione delle emissioni serra degli USA, ridisegna la politica energetico-climatica per i prossimi anni. Il Presidente invoca la leadership americana su tutto il pianeta ed in particolare afferma che non vi saranno più centrali a carbone senza la CCS: "Today, I’m calling for an end of public financing for new coal plants overseas unless they deploy carbon-capture technologies, or there’s no other viable way for the poorest countries to generate electricity. And I urge other countries to join this effort". (> Leggi il testo completo dell'intervento di Obama: "Remarks by the President on Climate Change"; Georgetown Uni-versity, Washington, D.C.)

25 Giugno 2013. L'Osservatorio CCS dà il benvenuto a Sotacarbo, nuovo socio.

25 Giugno 2013. Assemblea generale dell'Osservatorio CCS presso la sede del Ministero per lo Sviluppo economico a Roma, Direzione Generale per le risorse minerarie ed energetiche. ore 16:00, via Molise 2 con all'ordine del giorno la discussione di una risposta comune alla Commissione Europea alla consultazione sul futuro della CCS in Europa: "The future of CO2 Capture and Storage in Europe".

24 Aprile 2013. Pubblicate le con-clusioni ed i lavori presentati all'Open Forum di Venezia del CO2GeoNet (> leggi i risultati) da ricercatori provenienti da tutta Europa  per proporre un punto di vista scientifico sulla via da percorrere per lo stoccaggio geologico di CO2. I Progetti Pilota hanno un ruolo fondamentale per l'avanzamento della ricerca in materia di stoccaggio di CO2 in Europa, ricerca che potrebbe portare un contributo significativo agli obiettivi di innovazione del programma europeo Horizon 2020. Inoltre, in un momento in cui i grandi Progetti Dimostrativi si trovano ad affrontare ritardi nella loro realizzazione, l'importanza dei Progetti Pilota diventa strategica perché possono fornire infor-mazioni essenziali per la realizzazione su vasta scala  dello stoccaggio geologico di CO2.

Un progetto pilota consiste in una  iniezione di CO2 in una formazione geologica gene-ralmente al di sotto di 0,1 Mt al fine di effettuare esperimenti di ricerca sullo stoccaggio. Un progetto dimostrativo di CCS deve implementare l'intera catena di tecnologie per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio su scala industriale di diversi milioni di tonnellate di CO2, come passaggio obbligato per lo sviluppo commerciale, per esempio su una centrale elettrica o un impianto siderurgico

9-11 Aprile 2013. Appuntamento annuale a Venezia per l’Open Forum 2013 del CO2GeoNet giunto alla sua ottava edizione. Quest’anno ha come tema “Are pilot-scale CO2 storage projects the way forward for CCS in Europe ?”.I progetti dimostrativi volti a testare e validare l’intera catena  CCS hanno subito una battuta d’arresto. Progetti pilota di dimensioni minori possono contribuire a far avanzare comunque la ricerca e ad identificare soluzioni alternative. Lo scopo dell’Open Forum di quest’anno è di dare risposte alle seguenti domande:

Cosa possiamo imparare dai progetti pilota ma che non possiamo applicare poi su larga scala ?

Cosa possiamo imparare dai progetti pilota per applicare poi direttamente a scala industriale ?

Possiamo pianificare esperimenti a piccola scala in siti da utilizzare poi a scala commerciale?

04 Aprile 2013. La Commissione europea lancia la II call for proposals per il NER 300. Il Dipartimento clima della Com-missione europea ha lanciato il secondo turno del suo schema di co-finanziamento NER300 di pro-getti per la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS)  e le tecnologie innovative per le energie rin-novabili. (> vai al resoconto)

28 Marzo 2013. La Commissione francese del Ministero per sviluppo sostenibile, Comité pour la fiscalité écologique, rilancia la proposta di istituzione della carbon-tax in Francia e sostiene la riforma green della tassazione nel quadro della discussione per la riforma fiscale europea. (> vai al resoconto)

27 Marzo 2013. La Commissione europea rilascia un testo di consultazione allo scopo di mettere a punto la strategia europea per la diffusione della tecnologia CCS. Si vedano il documento "The future of CO2 Capture and Storage in Europe" ed il questionario in esso proposto alla pagina Europa del sito.

 

leggi le notizie pregresse ...

 

L’Osservatorio CCS è promosso dalla Fondazione per lo

 Sviluppo sostenibile ed è costituito da

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Ministero dello Sviluppo Economico Ministero dell'Ambiente Istituto Superiore della Sanità Ministero dello Sviluppo Economico IPALMO CNR

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Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile
TECNICI MSE TECNICI MINAMB TECNICI ISS TECNICI ISPRA TECNICI IPALMO

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EDITORIALE

Le prospettive della CCS dopo la pubblicazione del quinto Assessment Report dell'IPCC

Le prospettive della tecnologia CCS rimangono in gran parte da definire soprattutto dopo le ben note traversie dei progetti europei dimostrativi supportati da EU 2020 e dal Set-Plan.

Le attese dell'innovazione non sono molte volte proporzionate alla realtà dei fatti, ma, nonostante il passo lento dell'evoluzione delle tecnologie di cattura della CO2 e il debole supporto che un mercato del carbonio ancora asfittico può garantire al loro sviluppo, registriamo che in tutti i più autorevoli scenari di mitigazione ed abbattimento delle emissioni, in particolare negli scenari IEA 450 ppm, la CCS continua ad essere quotata come una tecnologia accessibile e soprattutto, senza alternative. è dunque il momento di produrre il massimo sforzo per innovare la tecnologia CCS, ridurne i costi, e portarla ai livelli industriali competitivi. Senza risultati, questa tecnologia dovrebbe essere abbandonata senza che al momento ci siano alternative promettenti all'orizzonte.

Aspettavamo la pubblicazione del quinto Assessment Report dell'IPCC. Siamo arrivati, a maggio 2014, a disporre dei tre volumi completi dello studio. In autunno il gigantesco sforzo si concluderà con la pubblicazione del Sommario generale AR5 SPM.

Suggeriamo di accedere alla imponente massa di documenti prodotti dal Panel attraverso la pagina che il Comitato Scientifico della Fondazione per lo sviluppo sostenibile dedica al quinto Rapporto, IPCC AR5. Dalla stessa pagina si possono scaricare utilmente le versioni italiane dei Sommari esecutivi pubblicati dai tre gruppi di lavoro dopo una approvazione dei testi parola per parola. (> vai alla pagina di documentazione del quinto Assessment report IPCC AR5)

Ricordiamo che la caratteristica principale del rapporto IPCC non è l'originalità della ricerca. L'IPCC infatti non svolge ricerca, ma raccoglie tutti gli studi accreditati (cioè al di sopra degli standard scientifici minimi) da tutte le parti del mondo e ne quota i risultati dopo un confronto generale in assemblea. Le caratteristiche di questi lavori sono dunque piuttosto la completezza, rispetto allo stato corrente della ricerca climatica, e la condivisione, proprietà che, a differenza dei normali lavori di ricerca, assegna ai rapporti IPCC un carattere di autorevolezza assoluta, rispetto al variegato mondo delle opinioni in materia di cambiamenti climatici.

La sostanza del messaggio IPCC AR5 è che il cambiamento climatico è in corso e che esso è di origine antropogenica, senza più alcun dubbio. Le opportunità di mantenere l'aumento della temperatura media terrestre entro i +2° si sta inesorabilmente chiudendo. La partita non è persa ma il tempo per agire è di pochi anni. Il Rapporto riconosce gli straordinari progressi fatti dalle tecnologie low-carbon, ma i dati pubblicati dicono che le emissioni globali continuano a crescere e che siamo arrivati a poco meno di +0,7 °C di riscaldamento globale rispetto al periodo preindustriale. L'aumento delle emissioni è dovuto all'aumento della domanda di energia e all'uso crescente del carbone nella generazione elettrica. Il quadro potrebbe cambiare a breve termine per effetto della larga diffusione dello shale gas, a cominciare dagli Stati Uniti, ma i problemi non mancano.

Che cosa ci si aspetta dalla CCS?

Usiamo, per rispondere, citazioni puntuali dai testi IPCC AR5. Il primo volume, dedicato alle basi scientifiche del cambiamento climatico, disegna una serie di nuovi scenari (gli RCP) tracciati all'interno del ventaglio degli scenari accreditati. Alcuni scenari che consentirebbero di cogliere il risultato di non superare i 2°C di riscaldamento, necessitano di metodi  di cattura diretta del carbonio (CDR).  Lo scenario RCP2.6, il più desiderabile, deve raggiungere un tasso negativo delle emissioni globali a fine secolo attraverso l'uso su larga scala di bio-energia con la CCS (BECCS) per la rimozione del biossido di carbonio dall'atmosfera. I metodi industriali a larga scala  come la CCS, la produzione di energia da biocarburanti (senza CCS) e la riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado (REDD)  non sono metodi di CDR in quanto non comportano una riduzione netta della CO2 che è già in atmosfera. Alcuni degli scenari RCP utilizzati come base per le proiezioni future nell'AR5 già includono alcuni metodi CDR. Per raggiungere il picco di CO2, RCP2.6 simula una diffusa implementazione della tecnologia BECCS per ottenere  emissioni negative a livello globale dopo il 2080. Anche lo scenario RCP4.5 assume un certo uso di BECCS per stabilizzare la concentrazione di CO2 entro il 2100.

La tecnologia BECCS non è stata provata su scala industriale, ma è comunemente inclusa nei modelli di valutazione integrata e negli scenari futuri che mirano a raggiungere basse concentrazioni di CO2. I metodi di CDR mirano a rimuovere la CO2 dall'atmosfera modificando deliberatamente processi del ciclo del carbonio o le strategie industriali. Il carbonio prelevata dalla atmosfera sarebbe poi conservato in terra, mare o in serbatoi geologici,  per almeno centinaia di anni perchè la CDR possa essere efficace. Alcuni metodi CDR si basano su processi biologici , come ad esempio la afforestazione/ riforestazione su larga scala, il sequestro del carbonio nei suoli attraverso biochar, la bioenergia con la cattura e stoccaggio del carbonio (BECCS) e fertilizzazione dell'oceano. Altri potrebbero contare su processi geologici, come ad esempio la mineralizzazione accelerata di silicato e carbonato di rocce sulla terra o in mare.

Il terzo volume è dedicato alla mitigazione. Qui vengono messe in discussione le prospettive che la CCS può garantire: "Gli scenari di mitigazione che non superano i 450 ppm circa di CO2eq nel 2100 prevedono in genere il superamento temporaneo (overshoot) delle concentrazioni atmosferiche, così come fanno molti scenari nei quali si raggiungono circa 500 ppm a 550 ppm CO2eq, sempre al 2100. A seconda del livello di superamento, questi scenari di overshoot fanno tipicamente affidamento su una  disponibilità e su una distribuzione diffusa del BECCS e di interventi di rimboschimento nella seconda metà del secolo. La disponibilità e l’importanza di questi e di altre forme di tecnologie e metodiche di rimozione della CO2  sono incerte e questi metodi, secondo l'IPCC, sono in varia misura associati a nuove minacce e rischi".

"Decarbonizzare la generazione di elettricità (ovvero, ridurre l’intensità carbonica) è una azione chiave delle strategie di mitigazione costo-efficienti per raggiungere la stabilizzazione a bassi livelli (430–530 ppm di CO2eq); nella maggior parte degli scenari basati su modelli integrati, la decarbonizzazione avviene più rapidamente nella generazione di elettricità rispetto ai settori industriale, edilizia e trasporti. Nella maggior parte degli scenari in cui si riescono a stabilizzare bassi livelli di emissioni, la percentuale di generazione di energia low carbon (incluse le energie rinnovabili, il nucleare e la CCS) aumenta rispetto alla percentuale attuale del 30% fino ad oltre 80% entro il 2050, e la generazione da combustibili fossili senza CCS viene quasi interamente azzerata entro il 2100".

"Le tecnologie CCS potrebbero ridurre le emissioni GHG degli impianti di generazione fossile. Mentre tutti i componenti dei sistemi integrati della CCS vengono oggi utilizzati nell’estrazione dei combustibili fossili e nell’industria della raffinazione, la CCS non è ancora stata applicata su larga scala. Gli impianti con la CCS potrebbero essere commerciabili se venissero incentivati attraverso strumenti regolatori e/o se diventassero competitivi rispetto agli impianti della stessa tipologia privi di CCS, ad esempio se i costi addizionali operativi e di investimento venissero compensati da un prezzo del carbonio sufficientemente alto (o da supporti finanziari diretti). Per assicurare uno sviluppo futuro su larga scala della CCS, è necessario definire accuratamente le regole per le responsabilità nel breve e nel lungo termine dello stoccaggio, tanto quanto gli incentivi economici. Le barriere allo sviluppo su larga scala delle tecnologie CCS includono le criticità legate alla sicurezza operativa e all’integrità a lungo termine dello stoccaggio della CO2,  ed ai rischi collegati al trasporto. Esiste, comunque, una corposa letteratura su come assicurare l’integrità della CO2, sulle potenziali conseguenze della pressione generata tra le formazioni geologiche a causa dello stoccaggio della CO2 (ad esempio, la correlazione con gli eventi sismici) e sugli impatti potenziali per la salute e l’ambiente causati da fughe della CO2.

La combinazione di CCS e bioenergie (BECCS) offre la prospettiva di una fornitura di energia su larga scala con emissioni nette negative che gioca un importante ruolo in molti scenari di stabilizzazione a basse concentrazioni, sebbene comporti criticità e rischi. Le criticità e i rischi includono quelli associati alla disponibilità di risorse per la generazione da biomasse su larga scala, così come i rischi associati alla stessa tecnologia CCS.

(> scarica un sommario più completo dei contenuti del Capitolo 7 "Sistemi energetici" del terzo rapporto WG III sulla CCS e la BECCS (> scarica l'originale) che ha loro dedicato in particolare il capitolo 7.5.5)

 

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L'articolo di Science sul Rapporto della Commissione Ichese

La questione sottesa al Rapporto della Commissione Ichese, International Commission on Hydrocarbon Exploration and Seismicity in the Emilia Region: "Studio delle possibili relazioni tra attività di esplorazione per idrocarburi e aumento dell’attività sismica nell’area colpita dal terremoto dell’Emilia-Romagna", che esamina l'ipotesi di una  eventuale dipendenza della sismicità in Emilia dall'uso industriale di depositi sotterranei di idrocarburi, è troppo nota perché se ne debbano qui richiamare  gli elementi. è inoltre troppo delicata e scottante perché l'Osservatorio CCS, interessato evidentemente al tema per contiguità delle fattispecie scientifiche e tecnologiche, voglia andare al di là della dovute citazione degli elementi di fatto attraverso la documentazione, peraltro ormai ampiamente disponibile.

Gli elementi sono in gran parte documentati dal sito della Regione Emilia Romagna E-Ambiente (> vai al sito ER), in particolare con il testo del Rapporto ICHESE nella versione che contiene in italiano il Capitolo 9 con le conclusioni,  gli Allegati e il Comunicato dell'Assessore alla difesa del suolo  Paola Gazzolo che espone il punto di vista della Regione sulla sequenza degli eventi.

Qui ci sembra opportuno documentare l'articolo pubblicato da Science a commento delle risultanze del Rapporto, documento di  più difficile reperimento.

Human Activity May Have Triggered Fatal Italian Earthquakes, Panel Says

by Edwin Cartlidge (Science 11 April 2014:Vol. 344 no. 6180 p. 14)

A pair of deadly earthquakes that struck the north of Italy in 2012 could have been triggered by the extraction of petroleum at a local oil field, according to an international panel of geoscientists.

The group’s long-awaited and as-yet-unpublished report, commissioned in the wake of the disaster that killed 27 and injured hundreds in the Emilia-Romagna region, could have important political and economic ramifications, some scientists say. While previous studies in other countries have linked earthquakes to gas and oil exploration, human casualties have been very rare. Fear of human-made seismicity has already triggered fierce opposition against new oil and gas drilling efforts in Italy, and Vasco Errani, the president of the Emilia-Romagna region, announced in May last year that all new requests for hydrocarbon exploration in the quake area would be put on hold until the commission delivered its report.

Sources with close knowledge of the study say it was presented to the Emilia-Romagna regional government at least a month ago, but that politicians at both the regional and national level are nervous about its effects and are delaying its release.  Although phrased cautiously, the panel’s conclusions could lead the presidents of Italy’s regions to turn down new requests for fossil-fuel exploration; existing production could also be hit.

The panel, known as ICHESE, was asked in late 2012 to review possible links between hydrocarbon production and the earthquakes, a magnitude-5.9 event on 20 May 2012, and a magnitude-5.8 event 9 days later. ICHESE consists of two Italian and three foreign geoscientists, including the chair, Peter Styles of Keele University in the United Kingdom - as well as Franco Terlizzese, an engineer at Italy’s Ministry of Economic Development.

In its report, dated February 2014, ICHESE refutes one alleged factor: the development of a 3.7-billion-m3 natural gas deposit in an aquifer above an active geological fault near the village of Rivara in the Po Valley, close to the two epicenters. Drilling for the facility had yet to begin when the quakes struck. But the panel does finger another site: the Cavone oil field, owned and operated by Gas Plus.

Science has seen the conclusions of the report, which says it “cannot be excluded” that activities there initiated the 20 May quake, whose epicenter lies about 20 km away. Changes in stress and pressure within Earth’s crust resulting from both the removal of oil and the injection of fluids to enhance oil flow would almost certainly not have been sufficient on their own to have induced a major earthquake, the experts explain. But it is possible that the fault involved in the 20 May tremor was close to the breaking point, and that the human-induced changes in the crust, although extremely small, were enough to “trigger” the earthquake. That quake could in turn have triggered the 29 May event by further altering crustal stress.

The group reached this conclusion on the basis of a correlation between increased output from the Cavone field beginning in April 2011 and rising seismicity in the area before 20 May 2012. They say this link should now be backed up by a physical model incorporating “the fluid dynamics in the reservoir and in the surrounding rocks."

Styles did not respond to questions about the report, and a spokesperson for Gas Plus says the company cannot comment on the findings. But an earth scientist who asked not to be named argues that several factors rule out a connection between crude oil production at Cavone and the 20 May earthquake: an absence of small quakes induced directly by the oil production, the significant distance between oil field and epicenter, and the plant’s modest output of about 500 barrels a day.

Geoffrey Abers of Columbia University cautions that these factors wouldn’t necessarily rule out a link. Three tremors with magnitudes between 4.5 and 5 in Denver in 1967 have been attributed to chemicals being pumped down a deep well, he notes, even though injection had stopped more than a year earlier and taken place up to 10 kilometers from the quakes’ epicenters. And three quakes with magnitudes 5 and above that occurred in Oklahoma in November 2011 were probably a result of wastewater being pumped into a depleted oil well, even though the volumes involved were quite small. “We think that in Oklahoma the injected water was jacking up the pressure in just the right place,” Abers says, “and that caused a cascading sequence of earthquakes.”

Some Italian geologists worry the political noise that the report could generate will discourage rational and open discussion about the seismic risks of oil and gas development. Similar fears were aired after the L’Aquila earthquake, which killed more than 300 people 5 years ago this week. In its aftermath, seven experts were each sentenced to 6 years in prison for downplaying seismic risk ahead of the deadly event, a sentence that some, though by no means all, scientists believed betrayed ignorance by the public and the judiciary about the uncertainties inherent in science. An appeal in the L’Aquila case is pending.

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